Un attimo di eternità – Henri Cartier-Bresson

C’è ancora più di un mese di tempo per visitare la mostra fotografica di Henri Cartier-Bresson presso la Mole Vanvitelliana di Ancona.

La mostra è un viaggio di 140 scatti intorno mondo: America, Messico, Cina, India, visti con gli occhi di uno dei più grandi maestri della fotografia.

Bresson non insegna a guardare, ma ad osservare. La fotografia, quella autentica, per Bresson, è quella che ha senso nel momento esatto in cui viene scattata. La tecnica è solo e semplicemente un mezzo per fissare quell’attimo che diviene eternità.

“Fotografare è ….mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore”.

Ed è il messaggio che maggiormente emerge camminando per le sale e lasciandosi scorrere gli scatti sotto gli occhi. Da quelli più conosciuti a quelli meno, è impossibile non incantarsi ad ogni fotografia, contemplarne la bellezza e magari fantasticare sui retroscena.

La mostra rimarrà aperta fino al 17 giugno ed è visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19. Il biglietto intero costa 9 € e se volete la guida dovrete pagarne altri 5. Questa è l’unica cosa che mi sento di criticare personalmente. L’ho trovato un po’ caro.
Ci sono anche tariffe ridotte e gratuità per gruppi, minori, disabili, giornalisti o guide accreditate, o per chi già possiede il biglietto per la mostra di Robert Doisneau: le Temps Retrouvé che invece si trova a Senigallia.
E questa potrebbe essere già un’ottima scusa per un giro nella cittadina dalla spiaggia di velluto.

Altre foto le trovate qui. Poche però, non posso mica farvi vedere tutto! =P

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Cosa mettere in valigia: le 5 cose indispensabili

Quante volte, davanti a una valigia troppo piena, vi siete ritrovati nella condizione di dover scegliere se portare una o l’altra cosa? Questo o quel paio di pantaloni? Questa o quella maglia? Questo o quel paio di scarpe? (su questo ultimo punto io evito scelte di ogni sorta a dir la verità. Le porto tutte, non si sa mai! 😉 )
Ma quali sono, invece, le cose di cui proprio non potete fare a meno? Le cinque cose indispensabili, quelle che per prime mettete in valigia?

#1 MACCHINA FOTOGRAFICA

Senza dubbio è la prima cosa che metto in valigia! Non partirei mai senza, ed è la prima cosa che preparo quando parto. Un consiglio? Controllate sempre, prima di partire, di aver incluso anche batteria, carica batterie e schede di memoria. Dopo aver fatto collezione di schede SD, che puntualmente dimenticavo dentro il pc ed ero costretta a ricomprare ogni volta, posso dire che l’esperienza insegna! =)

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                                                                 #2 DOCUMENTI

Sembra scontato, eppure…prima di partire mi raccomando, assicuratevi di averli messi in valigia. Carte d’identità, passaporti, patenti, carte di credito e soprattutto….biglietti!!

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#3 MEDICINE

Prevenire è meglio che curare dice un vecchio detto! Ci sono ovviamente destinazioni che necessitano di maggiori accortezze quando si entra nel discorso medicinali; e non tutte le destinazioni richiedono le stesse precauzioni. Insomma, l’Autan in settimana bianca potremmo tranquillamente evitare di portarlo!
Tuttavia, ci sono delle medicine di base che, a mio avviso, non dovremmo mai dimenticare. Non pensate di fare gli eroi non portandole perché, come dico sempre, mai dire mai…..

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#4 CARICATORI E ADATTATORI

Di ogni tipo e per qualunque apparecchio, sono senza dubbio una delle cose da non dimenticare. Ultimamente, uno dei tanti che porto sempre con me è il caricatore portatile. Utilissimo se avete intenzione di passare un’intera giornata in giro e soprattutto se usate il telefono per scattare foto che, come saprete, prosciugano la batteria. Importantissimi anche gli adattatori per prese se andate in un paese estero.

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#5 AMELIE

Chi mi segue lo sa, oramai non parto più senza di lei, la mia mitica mascotte e compagna di viaggio Amélie! Cappello di paglia, spirito d’avventura e broncio sono i suoi tratti distintivi, e già solo vederla strappa un sorriso. Adora viaggiare sul cruscotto della macchina, detesta farsi le foto, ed ha una particolare capacità nello stringere subito amicizia con i bambini. Come farei senza…

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Per questo articolo devo ringraziare Alessandra del blog Itinerari low cost e chiedo a
Katja del Miraggio
Elisa Diario di una viaggiatrice seriale
Ylenia e Jacopo di Valise en un clic
Rob e Marta di ItaloBackpackers
Claudia di La bussola e il diario blog

…e voi, cosa mettereste in valigia? Le 5 cose per voi indispensabili.
Questo post nasce dalla curiosità di alcuni travel blogger, viene chiesto di rispondere a questa semplice domanda e coinvolgere altri 5 blogger. Nessun obbligo ma solo la voglia, se c’è, di dire la propria!

E voi, di cosa non potete assolutamente fare a meno?

Il Carnevale di Fano: curiosità, suggerimenti e un “però…”

Festeggiato per la prima volta nel lontano 1300, il Carnevale di Fano, è divenuto nel corso dei secoli un appuntamento, ma anche un marchio distintivo di questa città.
Oggi voglio raccontarvi giusto qualche curiosità e un paio di dritte così che quel clima goliardico non vi colga impreparati.

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1- Tanto per cominciare il carnevale di Fano è una festa lunga un mese. Solitamente i festeggiamenti si ripetono ogni domenica, perciò, avete più di una chance per partecipare.

2- I carri sono delle vere e proprie opere d’arte. Alti decine e decine di metri, deridono usi e costumi del momento. I maestri carristi impiegano mesi interi nella preparazione, e la sfilata si compone di tre giri: il primo è di presentazione, il secondo è il “getto”, e il terzo è la luminaria.

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3- La sfilata è aperta dal Pupo, che rappresenta la caricatura del personaggio del momento. Il Pupo è anche detto “el vulon”, espressione che richiama il dominio francese in città.

4-  Il getto è probabilmente il momento più atteso della sfilata. Si tratta del secondo giro, e da questo momento in poi, dai carri vengono lanciati quintali e quintali di cioccolatini!! Non potete immaginare quanti! Camminare dietro i carri per cercare di raccoglierne il più possibile è troppo divertente! Scene strambe non mancheranno ma il divertimento è assicurato. (Se andate, ricordatevi che è un gioco, mi raccomando!)

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5- Il cono. Ma dove vai…se il cono non ce l’hai? Fino a poco tempo fa la gente inventava qualsiasi tipo di tattica per cercare di raccogliere più dolci possibili, tra cui ombrelli, che iniziavano ad essere pericolosi. Così, i fanesi si sono inventati questo cono in cartone che potete comprare all’ingresso. I più ingegnosi addirittura hanno azzardato manici di scopa attaccati ai coni per arrivare più in alto.

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6- La luminaria: è il terzo giro della sfilata. Quello probabilmente più suggestivo, in cui i carri accendono le luci e sfilano al calar della sera che lentamente avvolge la città.

fano57- La musica arabita. È quella che sentirete suonare dall’ultimo carro. Era la musica del popolo, fatta con strumenti di fortuna quali pentole e barattoli. Nel corso del tempo ne nacque un complesso folcloristico che portò questo genere di musica in moltissime piazze. Il carro è un tripudio di allegria.
Detto ciò, direi che siete pronti per affrontare la goliardia di questo carnevale marchigiano!

Però…c’è un però…
Non so se per la domenica che verrà la situazione sarà cambiata o meno, ma nel caso non lo fosse, state bene attenti…
Per rispettabilissimi motivi di sicurezza, l’ingresso al carnevale è stato limitato ad un definito numero di persone. Non fate come me (e molta altra gente) che, tra un giro di carri e l’altro, ha pensato bene di visitare le vie adiacenti la sfilata. Una volta uscita infatti, non mi è stato più possibile rientrare.
Ahhh se solo lo avessero scritto da qualche parte o se solo me lo avessero detto….
E non si fa cara Città di Fano, perché, va benissimo la sicurezza, ma la chiarezza prima di tutto.
C’era gente che ha percorso centinaia di chilometri per arrivare fin lì, persone che, per “colpa” di un caffè preso in un bar adiacente la via della sfilata, non sono potute più rientrare. C’è da dire che la situazione era alquanto paradossale e i fanesi stessi, rimasti lì intrappolati, se ne sono vergognati (anche perché, in proporzione, eravamo davvero pochi, e dentro non era assolutamente pieno).
Le lacrime di un bambino che vedeva i suoi amici scherzare oltre la transenna ti hanno convinta cara Città di Fano, e allora penso che va benissimo la sicurezza, vanno benissimo le regole, così come l’ordine e la prevenzione, ma il buon senso che fine ha fatto? Spesso si sente dire che la mancanza di buon senso è peggio della povertà, ed è vero. Capisco che non è facile, ma credo che il buon senso non vada tirato fuori dalla tasca ogni tanto, ma messo un po’ ovunque, senza aspettare lacrime scendere.
E mi dispiace cara Città di Fano, ma questo dovevo dirtelo.

 

Gubbio – La Città dei Matti

Questa uscita fuori porta nasce dalla solita voglia di non passare un’altra domenica a spasso per le strade della mia città, o addirittura in casa.
Di sabato pomeriggio, con “Google Maps” alla mano, una vaga idea ce l’avevo già.
Nella mia mente era un bel giro per i borghi abruzzesi. Se non fosse che la domenica mattina, mi sono svegliata con una “magnifica” coltre di nebbia pronta a distruggere ogni piano. Cosa fare? Dove andare? “Google Maps” ha lasciato il posto alle “Previsioni Meteo” e ho cercato il luogo più vicino in cui non era prevista nebbia =)
Ebbene sì, è andata proprio così… Il cielo sereno mi ha portato a Gubbio, e devo dire che è stata una piacevolissima scoperta che voglio raccontavi, cercando di elencarvi cose da non perdere, e curiosità incontrate per strada.

Tanto per cominciare dovete sapere che Gubbio è anche detta “la città dei matti” per via dell’indole un po’ disinvolta e spensierata dei suoi abitanti. Se poi lo sono realmente non lo so, ma una cosa è certa, sono di una simpatia e di una disponibilità uniche. Vi assicuro che ne rimarrete incantati. Ci sanno proprio fare!

Lasciate la macchina nella parte bassa del paese (ci sono parcheggi, sia gratuiti che a pagamento) e iniziate a salire in città percorrendo uno dei vicoli che vi troverete davanti. Tutte le strade portano al centro, perciò, niente paura, non vi perderete! E non impazzite nemmeno a cercare la strada più breve o consigliata; il bello sta nel vagare senza mèta e fare inaspettate scoperte.

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La prima cosa che mi è capitato di incontrare è la piccola fontana situata a Largo Bargello, in cui si trova l’omonimo palazzo. È proprio qui che l’appellativo “città dei matti” trova la sua massima espressione. La tradizione, infatti, vuole che una volta arrivati in questo luogo dovete fare tre giri di corsa intorno alla fontana e poi bagnarvi con l’acqua della stessa. Così facendo conquisterete la patente dei matti, che potrete ritirare nelle botteghe lì accanto.

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Da qui è possibile procedere verso Piazza Grande; probabilmente una delle piazze più panoramiche che io abbia mai visto.
Qui si trova Palazzo Pretorio e il Palazzo dei Consoli, che oggi ospita il Museo Civico. Il palazzo doveva sorgere in un luogo che fosse vicino a tutti i quartieri della città e per questo motivo venne costruita la piazza in un luogo così insolito e sospeso. Dalla parte bassa di Gubbio potete notare gli archi che sembrano sostenere la piazza. Non dimenticate di buttarci un occhio prima di andare via!

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Proseguendo la camminata, continuando a salire, troverete il Palazzo Ducale e il Duomo, simboli per eccellenza della storia eugubina.
Dal centro della città, inoltre, è possibile prendere la funivia che vi porterà in cima al Monte Ingino, dove si trova la Basilica di Sant’Ubaldo, patrono di Gubbio.
Una gabbietta in cui entrano al massimo due persone vi regalerà un viaggetto sospesi nel vuoto con vista sui tetti! È proprio questa la chiesa in cui sono conservati i ceri, protagonisti della famosa festa che ogni anno, in primavera, popola il paese.

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Altra cosa da non lasciarvi sfuggire è la visita al Parco Ranghiasci, una passeggiata lungo le vecchie mura, che vi farà scoprire la città sotto differenti prospettive.

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Consiglierei di visitare Gubbio sotto il periodo natalizio. Devo dire che qui il Natale è veramente sentito. Se arrivate di sera non potete non notare l’albero di Natale più grande del mondo, che illumina il monte Ingino. E poi c’è l’incantevole Quartiere di San Martino che ospita, da Dicembre a Gennaio, un presepe a dir poco meraviglioso! Statue a grandezza naturale popolano ogni angolo del quartiere e la dovizia di particolari negli addobbi lascia senza parole.

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Come sempre, ultimo, ma non meno importante, è l’aspetto culinario. E vi assicuro che qui c’è da uscirne matti per tutte le specialità che non dovete lasciarvi sfuggire!
Sughi di carne e cacciagione, stringozzi, tagliatelle, salumi e formaggi li troverete in tutti i menù di ristoranti e trattorie sparsi per il paese. Stesso discorso vale per il tartufo bianco e nero che potrete assaggiare e acquistare anche nelle varie botteghe, e in tutte le salse possibili e immaginabili.
E poi c’è la crescia, una sorta di piadina che viene condita a piacimento con carni o salumi vari. Insomma, se siete amanti della buona cucina, quella tradizionale, semplice e dal carattere deciso, siete nel posto giusto!

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Che dirvi, a me Gubbio è piaciuta molto. Un’incantevole scoperta che ricorderò con piacere e in cui spero di tornare.
Spero di aver incuriosito anche voi e che, se ancora non ci siete andati, riusiate a visitarla. E non perché spinti dall’ applicazione delle “Previsioni Meteo”, ma perché ne vale davvero la pena  😉

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Se siete curiosi di vedere l’intero album fotografico lo trovate qui

Ad ogni nuovo inizio!

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Si fa sempre un po’ fatica ad abbandonare il clima natalizio ma, come per la maggior parte delle cose, c’è un inizio e c’è una fine. E forse il bello è anche questo.
La “fine”, in fondo, ci aiuta a non essere schiavi dell’abitudine, della monotonia. Ci spinge a cambiare, a metterci alla prova, a rischiare. Quante volte, dietro alla parole “fine”, avete trovato un nuovo inizio?
Io, nel frattempo, ho riposto nell’armadio i miei vestiti natalizi per indossare quelli invernali, pronta ad un nuovo inverno, ad un nuovo inizio. Vi piacciono?
A tutti voi una buona serata e un augurio per ogni nuovo inizio!

Grazie 2017!

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Forse viene naturale e spontaneo fermarsi a riflettere su bilanci e buoni propositi in questo giorno dell’anno. Forse è anche giusto, o forse no. Chi lo sa..

Instagram questa mattina mi regala un #2017bestnine che sicuramente mi vede soddisfatta.

Marche,Toscana, Umbria, Campania, Puglia Basilicata, Abruzzo, Emilia Romagna hanno colorato queste pagine, rimepito il blog di parole e regalato momenti indimenticabili.

Ho conosciuto gente meravigliosa, diversa. Curiosato tra vite, costumi e tradizioni. Ho visto posti incantevoli, dormito in luoghi che mai avrei pensato e imparato parole che mai avrei conosciuto.

Un’altra cosa che ho imparato è che la verità la troverete sempre e solo là fuori, e non dietro lo schermo, e nemmeno tra le pagine del libro più bello che vi capiterà tra le mani.

I buoni propositi li lascio al tempo che trovano, perché in realtà e di speranze che viviamo.

A tutti voi, che spesso o qualche volta capitate da queste parti, va il mio grazie e i miei migliori auguri…

Amandovolo – Il dolce di Porto San Giorgio

Paese che vai, cucina che trovi!
Parafrasando un antico detto, oggi vi parlo di un piatto tipico del mio paese.
Si tratta di un dolce! E ve ne (ri)parlo proprio oggi perché è il dolce per eccellenza del Natale sangiorgese, e perché si fa nel periodo che segue il primo raccolto delle mandorle.
Anche se poi in realtà, è facilmente reperibile in tutte le stagioni =)

Sto parlando dell’Amandovolo. Ha un nome buffo, e a volte anche un po’ antipatico. C’è chi lo chiama mandovo, chi amandovo, chi amandovulo.
Mi viene da pensare che, dialetto a parte, non lo sappiamo neanche noi!
Pare sia stato importato qui da un pasticcere torinese. Ha la forma di un plumcake, e sotto un croccante guscio di cioccolato, si cela una soffice mollica dal caldo profumo di mandorla. Non aggiungo altro, ma se passate da queste parti, un assaggio è d’obbligo!
Se invece volete provare a farlo, vi lascio la ricetta che fa sempre mia mamma =)

Ricetta
5 uova
100 g. di farina OO
100 g. di zucchero
50 g. di fecola
50g. di burro
100 g. di mandorle tritate con la buccia
Aroma di mandorla amara
1 bustina di lievito per dolci
Per decorare e glassare:
200 g di cioccolata fondente
100 g di mandorle tritate

Procedimento
Setacciare ed unire in una ciotola la fecola e la farina
Fondere il burro in un pentolino e lasciar intiepidire
Montare le uova intere insieme allo zucchero e aggiungere il burro fuso, la fecola con la farina, il lievito, le mandorle tritate, e l’aroma di mandorle
Versare il composto in uno stampo precedentemente imburrato e infarinato.
Cuocere in forno preriscaldato per 30/40 minuti a 160°
Una volto cotto, lasciare raffreddare e ricoprire con la glassa di cioccolato. Guarnire a piacimento con le mandorle tritate.

Se anche voi avrete la fortuna di assaggiarlo, o se proverete a farlo, mi raccomando, mandatemi le vostre foto! =)

 

Orvieto

Torniamo ancora una volta in Umbria, e più esattamente ad Orvieto, in provincia di Terni. Devo dire che la città merita molto più di una semplice visita, ma se passate di qui non potete non fermarvi. Sono sicura che quel poco che vedrete non vi deluderà, e allora eccomi con qualche suggerimento!
Tanto per cominciare Orvieto è riconoscibile anche da lontano. Posta in cima ad una rupe, la città già desta curiosità.
Una volta raggiunta la città, potete lasciare la macchina in Piazza Cahen e con qualche euro pagare il parcheggio per l’intera giornata. Qui troverete già moltissime cose: la stazione della funicolare, da cui partono anche bus e minibus che fanno il giro della città, l’accesso al Pozzo di San Patrizio e la Fortezza Albornoz. Ma andiamo con ordine!

Se siete giunti fin qui non potete non andare al Pozzo di San Patrizio! Probabilmente uno dei più conosciuti. Il costo del biglietto si aggira intorno ai 5 euro (riduzioni più, riduzioni meno) e con 1 euro in più avete anche l’audioguida che vi accompagnerà lungo tutti i 54 metri di profondità, i suoi 248 scalini e 70 finestroni. Il pozzo è un vero e proprio lavoro di ingegneria che unisce fascino e mistero. L’accesso è garantito da due rampe elicoidali a senso unico, completamente autonome, che consentivano, ai muli che trasportavano l’acqua, di non ostacolarsi a vicenda. La visita vi impegnerà per una mezzora abbondante.

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Usciti da qui, in Piazza Cahen, c’è la Rocca o Fortezza Albornoz, in cui oggi troviamo la torre e i giardini pubblici. Usciti dalla fortezza potete a questo punto raggiungere il centro, iniziando a percorrere strade e vicoli piene di botteghe, negozi e ristoranti.

Di sicuro non passano inosservate le botteghe dedicate alla lavorazione del legno. Arte e creatività rendono la città un museo a cielo aperto. E a tal proposito non dimenticatevi di attraversare Vicolo Michelangeli, la cui presenza di numerose opere desta senza dubbio curiosità.

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Camminando per il paese non sarà difficile distinguere gli edifici più importanti come la Chiesa di Sant’Andrea, il Teatro, il Palazzo del Popolo o il Duomo.
Se venite qui, mi raccomando, non perdetevi la visita a quest’ultimo. È veramente bello. Difficile dire se sia più bello fuori o dentro. La sua facciata è tra le più imponenti e ricche di storia e simbologia, mentre l’interno è un susseguirsi di capolavori. Mosaici, affreschi, statue, marmi, vetrate e giochi di luce davvero incantevoli.

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Percorrendo la strada che arriva fino al duomo, una via più delle altre, catturerà lentamente la vostra attenzione. Lì, troverete il Mago di Oz
Artigianato e fantasia si mescolano in un tripudio di colori, luci e oggetti particolarissimi. Farete davvero fatica a distogliere lo sguardo dalla vetrina di questa e altre botteghe. Vedere per credere!

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Vedere per credere” però vale per l’intera città, da mettere sicuramente nella lista di cose da fare quando si parte direzione Umbria.

Vi lascio un’altra chicca. Nel sito OrvietoViva potrete trovare la mappa della città in pdf da poter scaricare con una lista di QrCode che, una volta scansionati, vi forniranno delle utilissime audioguide.

Spero questa visita vi sia piaciuta. Alla prossima!

Blogger Recognition Award

Questo riconoscimento nasce sui social e ha il fine di promuovere i blog e il lavoro di chi ogni giorno si impegna a diffondere la propria esperienza di vita o conoscenze scrivendo online. Il Blogger Recognition Award segue delle regole precise:

Ringraziare il blogger che vi ha nominato e inserire il link al suo blog
Scrivere un post per mostrare il proprio premio di riconoscimento
Raccontare brevemente la nascita del proprio blog
Dare dei consigli ai nuovi blogger
Nominare altri 15 blogger ai quali si vuole passare questo premio di riconoscimento
Commentare sul blog di chi vi ha nominato e fornirgli il link al tuo articolo (anche sulla pagina FB)

Ringraziamenti
Il mio ringraziamento ovviamente va a Carmen del blog Viaggiatrice da grande. Con lei ci siamo conosciute (virtualmente) da poco ma il suo blog presenta spunti sempre molto interessanti, e poi, adora due dei miei luoghi del cuore, Roma e la Puglia!

Come ho iniziato il mio blog
Gli ingredienti della ricetta Trentadue Perle sono essenzialmente quattro.
Passione per i viaggi q.b.
Passione per la fotografia q.b.
Voglia di raccontare q.b.
Voci reali e immaginarie che mi dicevano “perché no?”
Il tutto condito con una buona dose di curiosità, passione e studi di lingue, turismo e…ok forse non erano solo quattro ingredienti.

Consigli

  • Fatelo per passione: le cose più riuscite sono spesso figlie di tanta passione e poche aspettative.
  • Siate curiosi: viaggiate, chiedete, leggete, documentatevi, studiate, parlate e condividete. Solo così nascono le idee!

Le mie nomination:
Elisa di serendipitsite – viaggiare con serendipità
Sara di Occhidaviaggio
Gogo, Gianna ed Emi di Spiccando il Volo 
Ylenia e Jacopo Di Valise en unclic
Elisa di Diario di una viaggiatrice seriale
Flavia dei In giro con fluppa
Ludovica di ludovagare
Annalisa dei I viaggi di Liz
Claudia di Viaggi Arte Turismo
Rosy di Sono in vacanza da una vita
Stefania di Stamping the world
Claudia de La bussola e il diario blog
Federica di Ti chiamo quando torno
Letizia di Reparto Ricordi Migliori
Annalisa e Francesco di Satelite forever orbiting
Katia di Il Miraggio consigli di viaggio e arte

Un saluto a tutti, e spero di aver fatto una gradita sorpresa!
Martina

L’Abc di Psg (Porto San Giorgio)

Con questo articolo voglio portarvi un po’ in giro per la mia cittadina – Porto San Giorgio, e farvela conoscere dalla A alla Z!

A come… Amandovolo
Il tipico dolce di Porto San Giorgio. Ha un nome buffo e a volte anche un po’ antipatico. C’è chi lo chiama mandovo, chi amandovo, chi amandovulo. Mi viene da pensare che, dialetto a parte, non lo sappiamo neanche noi. Pare sia stato importato qui da un pasticcere torinese. Ha la forma di un plumcake, e sotto un croccante guscio di cioccolato, si cela una soffice mollica dal caldo profumo di mandorla. Non aggiungo altro, ma se passate da queste parti, un assaggio è d’obbligo!

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Amandovolo

B come… Bonaparte
Il fratello di Napoleone che agli inizi dell’ 800 fece costruire la famosa Villa Bonaparte, che poi passò ai conti Pelagallo. Scalinate, affreschi, arredi, e giardini, sono i punti forti di questa lussuosa villa che oggi ospita eventi glamour e matrimoni.

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Villa Bonaparte

C come… Corso Castel San Giorgio
Una delle zone più belle e caratteristiche del paese, Corso Castel San Giorgio era un tempo la via principale. Dall’aspetto tipicamente medievale, è oggi una zona ristrutturata a regola d’arte. Perdersi tra i suoi vicoli è come fare un viaggio nel tempo, e nelle sere d’estate, spesso colorate dalle luci dei locali e dalle note di qualche concertino, lo è ancora di più!

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Corso Castel San Giorgio

D come… Arco del Diavolo
Si tratta di un arco raggiungibile direttamente da Corso Castel San Giorgio. La leggenda racconta che durante la notte da quel passaggio uscisse proprio il diavolo e quasi nessuno aveva il coraggio di passarci una volta sceso il tramonto.

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Arco del Diavolo

E come… Arena Europa
Si trova proprio al centro della città. Si tratta di una vera e propria area sportiva che in passato ha visto importantissime partite del basket italiano. Oggi è sede di numerosi tornei estivi, serate danzanti e manifestazioni.

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Ingresso dell’Arena Europa

F come… Fontana della Democrazia
È la fontana che si trova di fronte la chiesa di San Giorgio, costruita dallo scultore fermano Alfonso Bernardini. Si compone di una vasca da cui si ergono sirene e delfini. Al centro si alza invece una donna con spighe di grano e melograno a rappresentare la fecondità e l’abbondanza.

G come… Giorgio
Il nostro Santo e protettore. A lui è dedicata ovviamente la chiesa principale della città. La leggenda narra che in Libia vi fosse uno stagno in cui si rifugiava un drago che era solito uccidere con il fiato chiunque incontrasse. Gli abitanti della città, per placarlo, gli offrivano in dono due pecore al giorno, ma quando queste cominciarono a scarseggiare, furono costretti a offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno, però, la sorte toccò alla figlia del re e solo l’intervento del giovane cavaliere ristabilì l’ordine. Dio lo aveva mandato per liberare la popolazione se solo questa avesse abbracciato la fede in Cristo.

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Fontana della Democrazia e Chiesa di San Giorgio

H come… Grand Hotel
Era il nome dell’antico hotel sito in prima fila mare, vanto della città. Oggi l’hotel non c’è più e al suo posto sorge la nuova piazza Bambinopoli, che tanti ancora chiamano “area Grand Hotel” quasi a rimpiangere i tempi andati.

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Ex Grand Hotel (foto presa dal web)

I come… Istituto Canossiane
È il nome con cui è conosciuto il complesso architettonico donato alle Figlie della Carità Canossiane e che oggi accoglie una scuola. L’edificio principale, che salta all’occhio, è la Villa delle Rose, costruita nel 1921 per volere di Alfredo Salvadori. È una classica costruzione in stile liberty, dotata di belvedere, circondata da splendidi pini marittimi e preziosi dettagli architettonici. Impossibile non notarla!

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Istituto Canossiane

L come… Lungomare
Non si può pensare a Porto San Giorgio e non pensare al mare. Tutta la città si affaccia sul mare, in qualunque posto ti trovi, vedrai sempre il mare. La città stessa vive e si nutre di mare, turisticamente ed economicamente. Il lungomare è senza dubbio una delle realtà più vissute della città con i suoi chalet, ristoranti, pinete, piazze e parchi giochi.

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Il lungomare di Porto San Giorgio

M come… Piazza Mentana
Si tratta della piazza che dalla stazione conduce direttamente al mare. Tra le zone più frequentate durante la bella stagione, vuoi per la sua posizione strategica, vuoi per le numerose gelaterie presenti nei dintorni, ma anche per la pace e bellezza del luogo. Una fontana a forma di conchiglia e un monumento ai caduti spiccano al centro di questo giardino.

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Piazza Mentana

N come… Nasse
Se vi capita di fare una passeggiata sul lungomare di Porto San Giorgio non è difficile non incontrare questi strani “aggeggi” dormienti sulla sabbia o nelle mani di pescatori. Si tratta di reti utilizzate per la pesca. Vengono solitamente buttate in mare la sera per poi essere recuperate la mattina seguente.

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Nasse sulla spiaggia

O come… Palazzo Olivieri
È un palazzo situato proprio là dove finisce Viale Buozzi e inizia Corso Castel San Giorgio. Là dove mistero, leggende e verità si confondono. Il proprietario era Francesco Olivieri che, nel 1830, inventò un liquore del tutto originale, estratto da un’erba conosciuta come anisum pimpinella, conquistando i palati di tutto il mondo. Sull’edificio è presente ancora oggi la scritta “Anisina Olivieri”.

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Palazzo dell’Anisina Olivieri alla fine di Viale Buozzi

P come… Padella Gigante
Sì, avete capito bene. GI-GAN-TE. Si tratta della Padella più nota persino al Guinness dei Primati. Pensate, il suo manico misura 8 metri, il diametro 5, e al suo interno vengono versati circa 10 quintali d’olio. Viene utilizzata durante la famosa festa del Mare che si svolge nella stagione estiva, e ogni anno attira un gran numero di curiosi e buongustai. Ah dimenticavo! Al suo interno cuoce la rigorosa frittura sangiorgese!

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La padella gigante

Q come… Qualità
Una parola a cui teniamo molto. A volte si riesce, a volte meno, ma Porto San Giorgio è da sempre attenta alla qualità della vita e dei servizi proposti. A simbolo di ciò viene spesso riconfermata l’assegnazione della bandiera blu per servizi, sicurezza, gestione, educazione ambientale e qualità delle acque (e altri aspetti che rientrano sotto il cappello “bandiera blu”).

R come… Rocca
Eretta nel 1267 per volere di Lorenzo Tiepolo, governatore di Fermo e poi Doge di Venezia. Il segno più evidente del suo passaggio è senza dubbio la Rocca che porta il suo nome. Un magnifico monumento medievale con quattro torri, di cui una centrale. Oggi viene utilizzata principalmente nella bella stagione per spettacoli e serate culturali.

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Le mura di cinta

S come… Stazione
Realizzata nella seconda metà dell’ 800, si trova, come consuetudine, in centro città. Ad ovest della stessa troviamo Viale Buozzi (lu viale) e la recente piazza. A est, invece, la sopra citata Piazza Mentana, che conduce direttamente al mare.

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La Stazione di Porto San Giorgio

T come… Teatro
Uno dei teatri più belli della zona (ma vi posso assicurare che ce ne sono altrettanti bellissimi!) colpisce subito per la cura dei dettagli. Di particolare bellezza è senza dubbio la volta, opera del pittore Sigismondo Nardi. Seppur contenuto nelle sue dimensioni, il teatro di porto San Giorgio ha ospitato le maggiori compagnie italiane e continua ad ospitare tutt’oggi una stagione culturale di tutto rilievo, sempre molto seguita.

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Il Teatro

U come… Uhhh il dialetto!
Eh già… perché la maggior parte delle parole dalle nostre parti terminano con questa vocale, e allora non scandalizzatevi se sentite dire “Lu Portu, lu fratellu, lu teatru, lu piattu tipicu” anzi, divertitevi anche voi!

V come… Villini liberty
È forse uno degli stili architettonici più belli e senza dubbio uno dei più presenti a Porto San Giorgio. Numerose sono le case caratterizzate da questo stile, situate principalmente in prima e seconda fila mare. Uno spettacolo per gli occhi. Ed è anche un bellissimo viaggio passarli in rassegna tutti!

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Villino liberty sul lungomare

Z come… Zaravecchia
Città della Croazia con cui è gemellata la cittadina marchigiana, anche conosciuta come Biograd Na Moru.

Spero che questo piccolo giro vi sia piaciuto.
Ringrazio anche Marta di Viaggi & Sorrisi per l’ispirazione, e vi invito a dare un’occhiata anche al suo blog.
Qui potete visionare l’intero album fotografico dell’Abc di Psg! 😉