Il Carnevale di Fano: curiosità, suggerimenti e un “però…”

Festeggiato per la prima volta nel lontano 1300, il Carnevale di Fano, è divenuto nel corso dei secoli un appuntamento, ma anche un marchio distintivo di questa città.
Oggi voglio raccontarvi giusto qualche curiosità e un paio di dritte così che quel clima goliardico non vi colga impreparati.

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1- Tanto per cominciare il carnevale di Fano è una festa lunga un mese. Solitamente i festeggiamenti si ripetono ogni domenica, perciò, avete più di una chance per partecipare.

2- I carri sono delle vere e proprie opere d’arte. Alti decine e decine di metri, deridono usi e costumi del momento. I maestri carristi impiegano mesi interi nella preparazione, e la sfilata si compone di tre giri: il primo è di presentazione, il secondo è il “getto”, e il terzo è la luminaria.

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3- La sfilata è aperta dal Pupo, che rappresenta la caricatura del personaggio del momento. Il Pupo è anche detto “el vulon”, espressione che richiama il dominio francese in città.

4-  Il getto è probabilmente il momento più atteso della sfilata. Si tratta del secondo giro, e da questo momento in poi, dai carri vengono lanciati quintali e quintali di cioccolatini!! Non potete immaginare quanti! Camminare dietro i carri per cercare di raccoglierne il più possibile è troppo divertente! Scene strambe non mancheranno ma il divertimento è assicurato. (Se andate, ricordatevi che è un gioco, mi raccomando!)

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5- Il cono. Ma dove vai…se il cono non ce l’hai? Fino a poco tempo fa la gente inventava qualsiasi tipo di tattica per cercare di raccogliere più dolci possibili, tra cui ombrelli, che iniziavano ad essere pericolosi. Così, i fanesi si sono inventati questo cono in cartone che potete comprare all’ingresso. I più ingegnosi addirittura hanno azzardato manici di scopa attaccati ai coni per arrivare più in alto.

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6- La luminaria: è il terzo giro della sfilata. Quello probabilmente più suggestivo, in cui i carri accendono le luci e sfilano al calar della sera che lentamente avvolge la città.

fano57- La musica arabita. È quella che sentirete suonare dall’ultimo carro. Era la musica del popolo, fatta con strumenti di fortuna quali pentole e barattoli. Nel corso del tempo ne nacque un complesso folcloristico che portò questo genere di musica in moltissime piazze. Il carro è un tripudio di allegria.
Detto ciò, direi che siete pronti per affrontare la goliardia di questo carnevale marchigiano!

Però…c’è un però…
Non so se per la domenica che verrà la situazione sarà cambiata o meno, ma nel caso non lo fosse, state bene attenti…
Per rispettabilissimi motivi di sicurezza, l’ingresso al carnevale è stato limitato ad un definito numero di persone. Non fate come me (e molta altra gente) che, tra un giro di carri e l’altro, ha pensato bene di visitare le vie adiacenti la sfilata. Una volta uscita infatti, non mi è stato più possibile rientrare.
Ahhh se solo lo avessero scritto da qualche parte o se solo me lo avessero detto….
E non si fa cara Città di Fano, perché, va benissimo la sicurezza, ma la chiarezza prima di tutto.
C’era gente che ha percorso centinaia di chilometri per arrivare fin lì, persone che, per “colpa” di un caffè preso in un bar adiacente la via della sfilata, non sono potute più rientrare. C’è da dire che la situazione era alquanto paradossale e i fanesi stessi, rimasti lì intrappolati, se ne sono vergognati (anche perché, in proporzione, eravamo davvero pochi, e dentro non era assolutamente pieno).
Le lacrime di un bambino che vedeva i suoi amici scherzare oltre la transenna ti hanno convinta cara Città di Fano, e allora penso che va benissimo la sicurezza, vanno benissimo le regole, così come l’ordine e la prevenzione, ma il buon senso che fine ha fatto? Spesso si sente dire che la mancanza di buon senso è peggio della povertà, ed è vero. Capisco che non è facile, ma credo che il buon senso non vada tirato fuori dalla tasca ogni tanto, ma messo un po’ ovunque, senza aspettare lacrime scendere.
E mi dispiace cara Città di Fano, ma questo dovevo dirtelo.

 

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Un pensiero riguardo “Il Carnevale di Fano: curiosità, suggerimenti e un “però…”

  1. Bellissime le foto e tutto il resto… tranne il finale che dimostra ancora una volta che “CHI SA LAVORARE” è diventato quasi inesistente.
    Mi dispiace dover pensare per l’ennesima volta che fare le cose all’italiana… non va bene.
    Buona serata.
    Quarc

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