Cascate di Forcella e Arquata. Un Posto Senza Posto e Senza Tempo

Come fare quando non si ha la possibilità di farsi la classica vacanza estiva?
Si fa quel che si può. E così ho pensato di sfruttare al meglio il giorno libero da lavoro per andare ogni volta in un posto diverso. Del resto, come dico sempre, e mai mi stancherò, non occorre andar lontano.
E così, dopo una breve e democratica votazione tra amici (perché un posto vale l’altro), siamo partiti – direzione Acquasanta Terme.
Il paese dista circa una ventina di Km da Ascoli Piceno e si raggiunge percorrendo la Salaria.
Sebbene non abbia mai amato particolarmente questa strada, devo ammettere che il fascino che cela è innegabile. Da qui è possibile raggiungere Forcella, una piccola frazione di Roccafluvione. Un angolo di paradiso nascosto tra montagne di tufo, contornate da boschi di castagni, abeti, faggi e querce.
Lasciata la macchina di fronte la dolcissima chiesetta di San Giovanni, è possibile raggiungere la cascata seguendo il breve sentiero.
L’incuria e la prepotenza dell’uomo come sempre rivelano spiacevoli sorprese, e così, è giusto specificare che se si vuole sostare qui, è bene armarsi di grande spirito di adattamento perché spazio non ve n’è.

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Non c’è spazio per un posto, e non c’è momento per un tempo. Non esistono tempi morti, o pause o tempi uguali e precisi, ma solo un continuo e infinito rincorrersi di Tempo e Acqua.
E per un attimo ho pensato che forse non ha tutti i torti quest’acqua. Scorre, inesorabile, imperterrita, con o senza mèta. Forse in fondo neanche lei lo sa quale sia, e se ce ne sia una. E forse, in fondo, non è quello che conta.
Se trova un ostacolo lo supera. Se trova un precipizio si butta senza pensarci. La metti in un secchio e si fa secchio, la metti una boccia e si fa rotonda, in una scatola quadrata e si fa quadrata.
Il bagno qui è d’obbligo!!

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Ripresa la macchina, abbiamo in parte assorbito lo spirito dell’acqua e abbiamo vagato anche noi senza una mèta ben precisa, per poi fermarci ad Arquata. Perché a vedere quel paesino dal basso, arroccato sulla roccia “ci ispirava”.
Il panorama che si ha davanti una volta arrivati in cima chiede solo di essere guardato. Ha quel fascino tipico della malinconia che si fa guardare con amore e odio.

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Eccezione fatta per tre muratori della zona, in paese non c’era proprio nessuno! Nessuna persona, nessun cane o gatto randagio a spiarci, nessuna porta o finestra aperta a richiamare la calura estiva. Neanche un tintinnio di piatti o l’odore di un sugo a ricordarci che fosse ora di pranzo.
Un posto che consiglio, un posto senza tempo, un posto assurdo, quasi irreale, come la malinconia…

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