Mood Indigo – La Schiuma Dei Giorni

Era nella mia Lista Film già da un po’. Quando, per pura coincidenza, pochi giorni fa, ho visto che lo davano in televisione, ho deciso di sfruttare la visione per riempirci le mattinate di un Maggio troppo piovoso per i miei gusti. “Mattinate”.. sì…perché io i film li vedo a “puntate”. Qualcuno starà già storcendo il muso, lo so. Ma poco importa.

Boris Vian, autore del romanzo da cui è tratto, ci tiene a precisare che la storia è completamente vera perché lui se l’è inventata da capo a piedi.
Chi avesse intenzione di vedere questo film dopo questa pseudo recensione è quindi più o meno avvisato di cosa lo aspetterà. Per chi ha già acquisito il titolo di veterano del genere, grazie a “ L’arte del Sogno” o qualche altro corto di Gondry, non sarà difficile capire a cosa mi riferisco. Con Gondry l’impossibile diventa possibile, il sogno si confonde con la realtà, la fantasia e il nonsense viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda.

Mood Indigo è un brano di Duke Ellington, compositore jazz; Mood Indigo è quell’ umore color indaco; Mood Indigo è la storia di due ragazzi che si nutrono di amore e spensieratezza, almeno fino a quando una ninfea non decide di nascere sul petto della dolce Cloé. L’innamoratissimo Colin farà di tutto pur di strappare la ragazza dalle mani di questa tanto tragica quanto poetica malattia.
Le sequenze narrative, la fotografia, i dialoghi ci trasportano fin dall’ inizio in un mondo decisamente visionario e surreale.
Un mondo in cui si usa un pianococktail se si ha sete; in cui il primo appuntamento si svolge in una nuvola in volo sui tetti di Parigi; dove lo chef dà lezioni di cucina sbucando puntualmente dal frigorifero; o dove si possono trovare lavori come riscaldatore umano di canne di fucile.
È un mondo in cui, in una inconcepibile sala di macchine da scrivere, che scorrono come in una catena di montaggio sotto gli occhi di operai, si batte la storia dei protagonisti. Ma quando sarà lo stesso Colin a lavorare per questa “fabbrica” ecco che viene cacciato. Perché…?
Perché è la massima espressione del surreale.
Perché forse è un altro modo di prendere a schiaffi l’esistenzialismo di Sarte, oltre che con la sua controfigura di Jean Sol Partre.
E perché “sono le cose che cambiano, non le persone”…

Tutto ciò non voleva essere una recensione appunto, ma semplicemente un pensiero…un viaggio da condividere, perciò a chi fosse venuta voglia, consiglio solo di godersi questo film togliendo ogni sorta di filtro alla propria immaginazione, sempre ammesso che ne abbia.
Bon voyage!

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