Con Parole Cangianti e Nessuna Scrittura…

libro

Leggere è….
…… scoprire altri mondi
Leggere è imparare nuove cose
Leggere è il sospetto che si fa curiosità
Leggere è vivere altre vite
Leggere è studiare materie da cavalcare
Leggere è percorrere terre straniere
Leggere è arricchire il tempo
Leggere è sognare ad occhi aperti
Leggere è la libertà che trova spazio nel tempo
Leggere è caldeggiare un’emozione
Leggere è sacrificio senza costrizione
Leggere è il silenzio che si fa storia
Leggere è la parola che si fa silenzio
Leggere è pericoloso
Leggere è un giro di giostra
Leggere è uscire dalla sorda realtà
Leggere è imparare a giudicare
Leggere è trovare quel compagno che non ti aspettavi
Leggere è raccontarsi per poi lasciarsi
Leggere è il sensuale profumo di una carta ormai vecchia
Leggere è un’avventura che diviene esperienza di vita
Leggere è imparare la solitudine
Leggere è leggere idee per dar vita a nuove idee
Leggere è riflettere
Leggere è una fortuna spesso taciuta
Leggere è la parola che non hai mai trovato
Leggere è un diario di viaggio, un quaderno per appunti
Leggere è viaggiare.
Ma soprattutto leggere è…saper leggere…

23 Aprile – Giornata Mondiale del Libro
Leggere per perdersi ma non perdersi per leggere

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Dulcis In Fundo – Amandovolo

“Alla fine arriva il bello!”  “Adesso viene il bello!” “Il bello sempre alla fine!”
Chi più ne ha più ne metta. Ma il senso, più o meno letterario dell’espressione latina, non cambia.
E se ci spostiamo sul piano culinario…beh…non credo ci sia bisogno di grandi spiegazioni. Che poi in quanto a piacere è tutto soggettivo.
Insomma c’è chi di dolci non ne vuole proprio sentir parlare!
Ma se ci pensate bene…quante volte dopo un pasto siamo sazi, ci sembra di esplodere?
Qualcuno giura a se stesso di non mangiare più niente per i giorni a venire, qualcun altro passa il resto del tempo dribblando i sensi di colpa, ma nonostante ciò, il posto per il dolce c’è sempre.
Non mangiamo dolci per placare la fame, ma per puro piacere. Mangiamo dolci per voglia, per abbracciare un’emozione, per coccolarci, per consolarci.
Tutta questa premessa era solo il frutto di un pensiero nato di fronte ad un dolce. In particolar modo, di fronte un Amandovolo. E’ il dolce tipico del mio paese, Porto San Giorgio.
Ha un nome buffo e a volte anche un po’ antipatico. C’è chi lo chiama mandovo, chi amandovo, chi amandovulo. Mi viene da pensare che, dialetto a parte, non lo sappiamo neanche noi.
Pare sia stato importato qui da un pasticcere torinese. Ha la forma di un plumcake, e sotto un croccante guscio di cioccolato si cela una soffice mollica dal caldo profumo di mandorla.
Non aggiungo altro, ma se passate da queste parti, un assaggio è d’obbligo!
Il resto lo aggiungerete voi…

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La Felicità tra Software, Cappottini e Boccioli di Rosa

E’ iniziato tutto molti anni fa, quando per gioco cominciai a fotografare due vermicelli che avevano scelto la rosa del mio balcone come loro residenza. E iniziai ad immortalare il loro contorcersi da ogni angolatura (che poi Dio solo sa quante ce ne siano state). E realizzare che quell’aggeggio che avevo in mano mi permetteva, non solo di arrivare molto più vicino di quanto pensassi, ma anche di riuscire a vedere molto più di quanto non potessi farlo a occhio nudo, fu per me una felicità unica, e di lì a poco presi a fotografare ogni cosa, soprattutto fiori.
Ancora oggi ho nel computer cartelle piene di foto di fiori e stupidaggini varie. E ancora oggi ho la mania di fotografare ogni cosa che mi piace, o che penso valga la pena non dimenticare. E allora scatto e appunto. Qualcuno la chiama fissa, qualcuno mi asseconda, qualcun altro ogni tanto sbuffa, e qualcun altro ancora mi ha regalato una vera e propria macchina fotografica ❤
E poco fa, scorrendo con noncuranza vecchie foto, ne ho vista una che ritraeva la pagina di un libro non mio, trovato in una macchina non mia, ma che valeva la pena ricordare e quindi..appuntare. Era la pagina riservata alla dedica, e c’era riportata una frase di Julian Barnes “La felicità è un cappotto rosso con la fodera a brandelli”.
E lì per lì ho pensato quanto fosse vera quella frase. Quanto, a prescindere dall’idea che ognuno ha della felicità, essa sia il più delle volte solo un bel cappottino dai colori sgargianti da sfoggiare per l’occasione, ma che sotto nasconde ben altro.
Insomma, pensiamo ai nostri giorni, al nostro tempo, in cui ogni occasione è buona per schiaffare su un social network quanto siamo felici per l’una o l’altra cosa. E tante volte mi viene da chiedermi quanti cappottini con foderi a brandelli abbia davanti.
E se davvero arrivassimo al punto da ricorrere ad un Software per la Felicità?
“Congratulazioni per aver acquistato “Complimento 2.0”, il software in grado di risollevarti l’umore con complimenti di plastica, perfettamente aderente a qualsiasi situazione”.
Ecco, questo non lo so e spero di no, ma diciamo che a me piace ancora pensarla come qualcuno, che anni fa scrisse..

C’è un’ape che si posa
su un bocciolo di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

Questo qualcuno era Trilussa. Per lui era un’ape a posarsi su un bocciolo di rosa, per me sono stati a quel tempo i vermicelli, ma la sostanza non cambia, perché posso dire che è stata una piccola, grande, cosa.